Jon Wright, <i>Grabbers</i>, 2012<br />Credits: Grabbers © Forward Films e altri 2012

Jon Wright, Grabbers, 2012
Credits: Grabbers © Forward Films e altri 2012

Il mostro, quando attacca, raramente si concentra esclusivamente su eremiti o pastori isolati su un qualche monte inaccessibile. Magari fa fuori pure quelli, ma solo come antipasto: la portata principale, di solito, è una cittadina di qualche tipo, ché lì c’è sicuramente più da mangiare, e poi si sta in compagnia, che al mostro, in fin dei conti, non dispiace. È altrettanto normale che, in questa città più o meno grande, tra i vari figuri destinati a incastrarsi tra i denti del mostro nei modi più truculenti, si erga, a paladino della comunità e, soprattutto, della bonazza di turno, un solo eroe. Se proprio va male, di eroi ce ne sono un paio, ma uno è tale  solo a metà, perché verosimilmente prima dei titoli di coda sarà già stato digerito da un po’. Però ci sono quei casi di sfiga eclatante, in cui il mostro si ritrova a fronteggiare un’intera comunità di guerriglieri incazzati. Che sì, qualcuno se lo mangerà pure, ma, a conti fatti, ha i minuti contati sin da quando ha messo piede in città, ché qui non ci piacciono i forestieri, specie se hanno 6 occhi e sbavano sul parquet. Emblematico esempio di come un’intera comunità possa fare fronte comune contro il mostro invasore è il divertentissimo Tremors (1990, di Ron Underwood): qui i due simil-cowboy protagonisti, nell’affrontare i vermoni preistorici (detti graboid) che assediano lo sparuto gruppo di case in mezzo al deserto del Nevada che è la loro cittadina, si schierano due survivalisti armati come il Giappone, una sismologa, il negoziante cinese e un altro paio di abitanti del luogo. Tutti personaggi ben delineati, con un loro preciso ruolo nelle dinamiche locali, chi sin dall’inizio e chi, invece, come i due protagonisti, una propria dimensione nella comunità la trova proprio quando è il momento di rispedire la bestia nell’inferno da cui è sbucata.  Non dissimile, in questi termini, il recente Grabbers (2012, di Jon Wright), horror comico-fantascientifico in cui delle sbavanti creature tentacolari piovute dallo spazio attaccano un’isoletta irlandese, senza prima aver fatto i conti con la loro letale allergia all’alcol, circostanza che darà modo all’ubriacone del villaggio (affiancato dall’oste, lo scienziato di turno e i colleghi sbirri) di  riscattarsi salvando parecchi (non tutti, ché il sangue va fatto scorrere!) compaesani.

James Gunn, <i>Slither</i>, 2006<br />Credits: Slither © Strike Entertainment e altri 2012

James Gunn, Slither, 2006
Credits: Slither © Strike Entertainment e altri 2012

Gradevolissimo e piacevolmente splatter, come Slither (2006, di James Gunn), in cui una ridente comunità americana di cacciatori si mette repentinamente sulle tracce di un compaesano trasformato dal contatto con un alieno: qui, però, la caccia collettiva dura poco, perché entro la prima metà del film questi bifolchi dal grilletto facile sono per lo più zombificati dall’orrenda progenie del mostro (sanguisughe debitrici del bellissimo Dimensione terrore, 1986, di Fred Dekker), e toccherà poi all’aitante sceriffo salvare pupa e cittadini (o quel che resta di loro). In una dimensione ancora più contenuta e vicina a Tremors bisogna poi segnalare Feast (2005, di John Gulager): qui l’intera comunità è rappresentata dagli avventori del locale assediato dalle bestie zannute di turno, e tutti, dalla vecchia battona al giovane in carrozzina, dal magazziniere drogato alla cameriera procace e poco brillante, giocano la loro parte nel tenere a bada i mostri. Che nel frattempo copulano, vomitano, spargono frattaglie e compiono le più indicibili nefandezze, in un trionfo del grottesco che se non lo si vede non lo si può capire.

John Gulager, Feast, 2006Credits: Feast © Maloof Motion Pictures e altri 2005

John Gulager, Feast, 2006
Credits: Feast © Maloof Motion Pictures e altri 2005

Insomma, il genere è ricco e variegato, però talvolta il mostro non si accontenta di andare contro un’intera comunità di persone che vuole fargli la pelle: capita che l’intera comunità in questione sia composta di mostri anch’essa! È il caso del bizzarro Yokai Monsters: Spook Warfare (1968, di Yoshiyuki Kuroda), in cui mostri e spiriti giapponesi (ben caratterizzati a partire proprio dalle tradizioni folkloristiche cui sono legati) combattono, contro un antico demone babilonese. Che è sicuramente brutto e cattivo, ma non proprio sveglio nel scegliersi i suoi obiettivi…