Se siete dei fan delle Nebbie di Avalon odierete questo film.

Se adorate i film tamarri, quelli con tanta azione, tanta ignoranza e tanti muscoli, potreste apprezzare, ma non fatevi troppe illusioni.

Procediamo con ordine: di cosa parla King Athur, Il Potere della Spada?

La vicenda è quella del piccolo Artù, che vede morire la madre davanti ai suoi occhi per mano dello zio Jude Law, ma rimuove il ricordo. Cresciuto in un bordello impara la vita della strada e da quel trauma emerge come un colosso di scaltrezza e pugni duri. Ben integrato con la vita cittadina verrà costretto, come tutti i sudditi, a tentare di estrarre la spada nella roccia riuscendoci nello stupore generale. Questo lo renderà immediatamente il nemico numero uno della monarchia e lo metterà automaticamente nelle fila della fazione opposta.

In linea di massima il film segue questa linea, cioè quella effettivamente proveniente dal Ciclo Arturiano e da alcuni romanzi più moderni, ma tutto ciò raccontato con uno stile che mescola e ingarbuglia momenti e informazioni attraverso tagli repentini nella trama che rilasciano informazioni solo quando è necessario: è lo stile ormai sedimentato di Guy Ritchie che, proprio grazie a questo tipo di montaggio, ha reso unico il gangster movie britannico e riscritto in chiave fumettistica il personaggio di Sherlock Holmes.

Peccato però che l’intreccio di passato, presente e futuro, pur gestito con maestria dal regista britannico (che ha fatto di questo genere di narrazione il suo marchio di fabbrica) non crei in questo contesto nessuna suspense. Nonostante la storia venga complicata da continui tagli di montaggio che mescolano flashback e flashforward, risulta infatti molto complicato per Ritchie rendere sorprendente una trama di cui tutti già conosciamo il finale. Se con Sherlock Holmes il gioco aveva funzionato perché ogni Giallo ha una risoluzione differente, qui il risultato è ben diverso perché nessuno avrà mai il mimino dubbio sul fatto che alla fine Artù riuscirà a sconfiggere il cattivo, diventerà re e costruirà una tavola rotonda: non ci sono elementi che rendano la trama più interessante, se non il fatto che Merlino non compaia mai sullo schermo e il suo posto venga occupato da Genevieve, una giovane e attraente maga, il cui unico scopo sembra essere quello di essere in grado di domare i più svariati tipi di animale. Il film risulta nel complesso ben curato nei dettagli e la narrazione è chiara nonostante i repentini tagli, ma la sensazione è che Guy Ritchie si agiti molto per rendere interessante un prodotto che non ha in realtà nulla da dire, con il risultato di bruciare situazioni e comprimari, nel disperato tentavo di mescolare fantasy, epica e gangster movie per vivacizzare una storia che avrebbe altrimenti ben poco di inedito.

Il mixaggio di generi risulta però forzato e i riferimenti al fantasy più mainstream completamente espliciti: la torre costruita da Vortigern ricorda troppo Il Signore degli Anelli e non sembra casuale il fatto che tra i comprimari appaia il nome di Aiden Gillen (Ditocorto ne Il Trono di Spade).

Il cast, poi, certamente non aiuta: se Jude Law appare perfetto nelle vesti del cattivo, non si può dire altrettanto per l’ex motociclista di Son of Anarchy Charlie Hunnam, che porta sul grande schermo un Re Artù così coatto e antipatico da far venire voglia di tifare per il dittatore dispotico e senza scrupoli.

Insomma, la nuova opera di Guy Ritchie è lontana dall’intrattenimento di Sherlock Holmes e il nuovo protagonista Hunnam non potrà mai eguagliare il carisma di Robert Downey Jr.

King Arthur, Il Potere della Spada è quindi nel complesso un blockbuster piacevole, che non manca però di irritare lo spettatore con lunghi momenti di spiegazione, necessari per la trama, ma pur sempre noiosi.