Alien: Covenant di Ridley Scott è una delusione, se infatti ci si aspettava (o almeno si sperava) un seguito importante di Prometheus (buon film e non una ciofeca) ciò non è accaduto, ma andiamo con ordine.

La vicenda vede la nave spaziale Covenant, impegnata in una missione di colonizzazione planetaria, in viaggio verso il pianeta Origae-6 con a bordo 2000 coloni in stato di ipersonno. A causa di un’esplosione stellare l’equipaggio si risveglia prima del previsto e decide di fare rotta su un pianeta vicino, che ha tutte le caratteristiche adatte alla vita umana e da cui proviene un segnale radio umano su cui si vuole indagare. Il pianeta si presenta come un vero e proprio paradiso terrestre che però nasconde una terribile minaccia.

Se da un punto di vista visivo (e qui Scott dimostra di avere ancora forza) il film è godibile, a peccare in maniera terribile è la sceneggiatura: quello che doveva essere il sequel di una nuova saga alla fine non è altro che una sorta di brutto remake splatter del primo (e lì sì capolavoro) Alien del 1979.

I personaggi sono poco approfonditi, anzi si può dire senza dubbio che il film, nonostante presenti diversi attori, sia “Fassbender-centrico”: Michael Fassbender veste infatti i panni sia dell’androide Walter che del suo alter ego David, unico sopravvissuto del Prometheus, e che qui risulta una fusione tra Aguilar de Nerha (Assassins’s creed) e il dottor Hannibal Lecter. I dialoghi tra i due dovrebbero costituire il succo dell’opera, ma risultano invece fine a sé stessi, visto che sono inseriti in un contesto che li valorizza ben poco.

Prometheus poneva interrogativi sulla fede, sulla creazione, sulla razionalizzazione umana che Alien: Covenant non porta avanti (al massimo li accenna). L’esempio lampante è quello del capitano Oram, anche lui molto credente come il capitano Shaw di Prometheus. Se però in Shaw la fede rappresenta un valore ben marcato, in Oram è un elemento che non ha sviluppo e che non traspare per tutto il film rendendolo una mera caratteristica (se avesse, per dire, un tatuaggio con scritto I love mamma non ci sarebbe differenza).

La verità è che Alien: Covenant è una bella scatola al cui interno però non c’è niente, né nella trama (parecchio scontata) né, soprattutto, nel contenuto. A questo punto è giusto domandarsi se la saga di Alien abbia ancora qualcosa da dire oppure se non sia ora di sancirne la conclusione.