Ci si ricorda di più di chi si guarda dal basso che di chi si guarda dall’alto
Taboo – Steven Knight, 2017

«Cazzo, che figata » ho pensato nel 2017 quando ho visto per la prima volta Taboo. Poi l’ho riguardata tre anni dopo, comodo sul divano, con le luci spente e ho detto: «Cazzo, che figata, ma… ». Avevo preso tutte le precauzioni giuste, non vedevo l’ora di rivederlo eppure c’è stato qualcosa che non mi ha convinto. Non riuscivo a capire cosa e allora ho parlato con un amico, Angelo (TV ShowTime mi dice che ha passato 4 mesi, 7 giorni e 15 ore a guardare serie tv e io credo si tratti di una stima al ribasso). «Se prendi Peaky Blinders – sempre di Steven Knight – è come le Superchicche: zucchero, cannella e ogni cosa è bella ». «E Taboo?” gli chiedo io. «Forse equivale a Johnny Bravo. Te lo ricordi Johnny Bravo? Dai, quel belloccio con gli occhiali da sole, pieno di sé e di muscoli, ma che non ne combina una giusta e con una madre molto apprensiva!».

Ma perché? Ho passato giorni a cercare di capire il perché. Poi ho capito l’improbabile paragone.

Ma prima ricapitoliamo la trama.
Il protagonista di Taboo è Tom Hardy nelle vesti di James Keziah Delanay, un uomo inglese che ha passato molto tempo in Africa che torna, giusto in tempo, per il funerale del padre ed è conosciuto in Inghilterra come il diavolo. L’Africa ha reso Delanay un uomo diverso, apparentemente con dei poteri sovrannaturali che gli hanno permesso di sapere della dipartita del padre e quindi l’hanno spinto a far ritorno in Inghilterra, dove lo aspetta la sorella Zylpha, interpretata da Oona Chaplin, nipote del grande attore e regista. James riceve in eredità un lembo di terra nella costa ovest dell’America, la Baia di Nootka, deciso a tenere per sé ad ogni costo. Sebbene sia un luogo sconosciuto, diventa determinante sia per la Compagnia delle Indie Orientali, sia per gli Stati Uniti d’America, siamo nel 1814. A complicare i piani di James c’è un uomo. Non un uomo qualunque, ma il Presidente della Compagnia delle Indie Orientali, Stuart Strange, interpretato da Johnatan Pryce, il Papa Francesco ne I due papi.

La Baia di Nootka, nell’Isola di Vancouver in Canada, è il fil rouge che lega le vicende della serie. Un posto sconosciuto, minuscolo e apparentemente inutile cambierà le sorti del mondo. Non solo. Anche donne e uomini ritenuti secondari esercitano una grande influenza sullo scacchiere. Sembra dire questo la prima stagione. I personaggi più in rilievo muovono le pedine, ma le scelte dei primi sono determinate da quei personaggi che sembrerebbero non avere risonanza; Godfrey – il segretario della Compagnia delle Indie Orientali – ne è un esempio lampante. La stessa cosa vale per i luoghi: Nootka, il borgo londinese di Wapping famoso per il suo carattere marinaresco, punto di raccolta di artigiani del comparto navale, o la piccola e apparentemente insignificante fattoria di proprietà del diavolo.

Il cambiamento avvenuto a James Delanay ha permesso di impostare un’ambientazione cupa e oscura, in cui il passato e il presente si intersecano in un continuo gioco di rimandi che confonde lo spettatore, ma che è funzionale alla storia. Confusione che perdura quando James Delanay parla in lingua twi (parlata principalmente in Ghana), appresa nella sua duratura permanenza in Africa, che mette lo spettatore nella stessa condizione dei personaggi, ignari, davanti al diavolo.

Opposta all’ambientazione è la personalità di Delanay che è sempre all’altezza della situazione, brillante e astuto, sempre vincitore anche quando è a un passo dalla morte. A ogni suo passo falso Stuart Strange, il Presidente della Compagnia delle Indie Orientali, risponde con un sorriso beffardo. A lui fa seguito la sua schiera di scagnozzi. Ma è un sorriso determinato dalla poca lungimiranza, un sorriso di uomini inconsapevoli.

E allora, ecco perché Taboo è un Johnny Bravo ambientato nell’Inghilterra di inizio ‘800: James Keziah Delanay è affascinante e sa di esserlo, non si toglie mai il suo cappello così come Johnny ha sempre addosso gli occhiali da sole. Contrariamente al ciuffo biondo però il personaggio di Tom Hardy non è ignorante, ma molte delle scelte che compie sono guidate dalle visioni e dalla voce della madre defunta e che non ha mai conosciuto. Voce della madre, viva e vegeta, che eccessivamente apprensiva sceglie per Johnny. È inoltre molto difficile immaginare la serie senza il suo attore, Tom Hardy. Una serie cucitagli addosso. Sì, forse il paragone è un po’ azzardato, ma siamo nell’era dei crossover, chissà come potrebbe essere Tom Hardy nei panni di Johnny Bravo.

Al di là dei paragoni, Taboo si muove nell’oscurità, nell’incertezza della vita, nell’incapacità di conoscere il cattivo e il buono. Forse, però, non esistono buoni e cattivi: tutti sono mossi dall’opportunità di portare a proprio favore le vicende, come nella vita reale. E come nella vita reale quelli che appaiono ai margini della società, quelli sui quali poche persone sono propense a scommettere, sono gli stessi che hanno il mondo sulle spalle, sono quelli che da personaggi secondari diventano protagonisti. Se Taboo ci insegna qualcosa, è proprio questo: nello spettacolo della realtà le comparse non sono casuali, tutti ne siamo i protagonisti.