La resistenza del corpo

“Il volto è quella lastra nervosa porta-organi che ha sacrificato l’essenziale della propria mobilità globa- le, e che raccoglie o esprime apertamente ogni specie di piccoli movimenti locali che il resto del corpo tiene normalmente nascosti” scriveva Gilles Deleuze in Immagine-movimento.

Gli eventi che hanno marchiato la storia e la narrazione degli ultimi mesi ci hanno, molto banalmente, costretto a cambiare le nostre abitudini, a prendere forzatamente atto di una dimensione intima e personale, a ricercare spazi in spazi angusti, a riempire tempi che prima cercavamo con difficoltà, ma anche a fare i conti con una percezione diversa dei nostri corpiforse più profondadi certo più consapevole.

Abbiamo dapprima sacrificato la nostra mobilità ritrovandoci costretti tra le mura di casa, (ri) scoprendo la voglia e il valore dell’esercizio fisico o, al contrario, quella della vita sedentaria; abbiamo filtrato le nostre comunicazioni attraverso schermi che omettevano la presenza dei nostri corpi, veicolando le nostre emozioni attraverso dei primi piani; abbiamo poi celato i nostri volti, ritrovando la prossimi- tà fisica degli affetti ma negandoci la vicinanza del contatto.

Partendo da queste considerazioni abbiamo deciso di dedicare questo numero di Billy al corpo e alla sua naturale funzione di veicolo fondamentale della narrazione individuale e collettivaal suo po- tere espressivo e all’importanza della sua presenza – o della sua assenza – nel contesto delle arti visive, ma anche per ciò che riguarda la vita di tutti i giorni. Che poi, forse, è la stessa cosa.

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